“Ricordo di Don Francesco Piccione, dotto Umanista avolese…” di Vincenzo Piccione

Ricordo di Don Francesco Piccione, dotto Umanista avolese…
Memoria biografica di Don Francesco prof. Piccione, dotto Umanista avolese, mio illustre prozio, nell’80° anniversario della morte 1873-2025.
di Vincenzo Piccione

Flos sacerdotalis abolliensis: Padre prof. Don Francesco Piccione, uomo di Chiesa e di Scuola (1873-1945)
1. PREMESSA
Sono assai grato con la prestigiosa testata giornalistica on line di cultura e attualità di Noto magazine e con il mio caro Amico netino, il prof. Biagio Iacono, suo valido direttore, per avermi onorato dell’invito a collaborare, approvando questa mia prima pubblicazione di una memoria sul mio illustre proZio, il Sacerdote prof. Francesco Piccione, amato e conosciutissimo in AVOLA, come ‘Patri Don Ciccinu Picciuni’, vissuto a cavallo di due secoli, tra ‘800 e ‘900.
Fatto questo preambolo, desidero offrire agli amici e ai cari lettori di Noto magazine parte di mie più approfondite note biografiche ben documentate ed episodi di vita vissuta del mio illustre proZio, il Sacerdote don Francesco prof. PICCIONE, al fine anche di farne conoscere meglio il personaggio nella sua giusta dimensione di uomo e di sacerdote.
2. Cenni biografici e note di vita tratti dalle memorie di mio Padre Michele: le sue origini, la sua casa e la sua morte.
Francesco Piccione Limpido nacque in AVOLA il 1 dicembre 1873 nella casa di Via NAPOLI 51 ( oggi al n. 63) da Corrado e Illuminata Limpido, possidenti terrieri . Morì all’età di 72 anni, in seguito a dolorose complicazioni di un diabete aggressivo, spirò tra le braccia del suo allievo prediletto il prof. Alessandro Patti, il 1 Maggio 1945, nella sua casa natia di via Napoli, mentre si festeggiava in Avola la prima festa dei lavoratori dopo la caduta del Fascismo.
La casa natia di don Ciccino nei primi del ‘900 fu ristrutturata in primo e secondo piano, secondo le linee architettoniche di un sobrio, ma elegante palazzetto Liberty, già con ampio e antico orto interno, che lui aveva voluto ricco di piante da frutto, di fiori rari e di alcune piante esotiche, che lui amava e di cui era terribilmente geloso…: un mitico orto delle meraviglie nel cuore di Avola, proprio quasi all’ombra della cupola a tamburo della Chiesa Madre San Nicolò – a Mattrici – ; a tal riguardo, addirittura, gli avolesi di quel tempo definivano la sua casa come “a Reggia di Don Ciccinu”.
Don Ciccinu Piccione amava circondarsi di bellezza e, quindi, ornare la sua luminosa casa, baciata dal sole a levante e a ponente, di arredi artistici di gusto e di statue a carattere sacro ben allocate in apposite nicchie. In tal modo, aveva ristrutturato nei primi decenni del ‘900, come cennato, in palazzo liberty la sua prima casa originaria del secondo ‘700, che fu anche dallo zio paterno, il Canonico Don Luigi, con la laboriosità del suo insegnamento, secondo il gusto decò – liberty in voga in quel tempo.
Rincorrendo, così, il sogno di bellezze e di armonie artistiche, fece pure decorare gli interni del Palazzo, lo scalone d’ingresso, lo studio e il salotto dall’artista indoratore avolese il M° Francesco Forte, che per noi bambini era u Zu Ciccinu Forti, sposo della sorella Antonietta Piccione. In questo contesto d’arte e di bellezza, don Ciccino fece eseguire, con la tecnica dello stucco dal M° Forte sul frontone dello scalone del palazzo, una grande aquila bicipite con un rotolo a mo’ di cartiglio e penna d’aquila avvinghiate nelle zampe (simboli della cultura) e, poi, nel petto un libro aperto con la seguente scritta in latino, estrapolata dalle opere del poeta latino Orazio: Et animi et corporis alacritate, Multa tulit fecitque sudavit et alsit! Con ardore di mente e di corpo, molto sofferse e fece, sudò e gelò.
In questa lapidaria ed eloquente frase oraziana, in realtà, Don Ciccino Piccione raccolse il suo “sensus vitae” e racchiuse, gelosamente schivo d’onori e di riconoscimenti, tutto il travaglio fisico e intellettuale della sua vita. Le ampie stanze luminose ed ariose della sua casa furono, poi, impreziosite di pregevoli pavimentazioni a ‘cementine colorate’ e in composizioni geometriche, assai particolari da sembrar autentici stupendi tappeti… tutt’ora ancora ben apprezzabili! Alla sua morte la sorella Giovannina, che si era consacrata al servizio generoso e affettuoso del fratello, donò nelle mani del primo Parroco, Don Puzzo, della nascente nuova parrocchia del Sacro Cuore, in Avola, contrada “Carruedda”, tutti i paramenti sacri e oggetti sacri di messa a lui appartenuti.
3. Gli anni del Seminario Vescovile a Noto e il sacerdozio di don Ciccino.
Già adolescente fu avviato dallo zio paterno, il Canonico don Luigi, il “Pater Familias” della Casa Piccione, – (un eccellente artista di statue sacre in terracotta e in tele colla, legno e gesso: è l’autore del gruppo statuario della Sacra Famiglia, oggi esposta in una cappella laterale della Chiesa Madre san Nicolò, e della statua della Madonna Addolorata della Chiesa di Santa Croce ai Cappuccini di Avola) – agli studi ecclesiastici nel Seminario Vescovile di Noto e si formò sotto la luminosa guida del Vescovo dotto e di grandi aperture sociali, Mons. Giovanni Blandini.
Nel Seminario di Noto ebbe la possibilità di condurre rigorosi e approfonditi studi, grazie alla presenza di sacerdoti dotti, professori illustri, che lo fecero innamorare delle lingue classiche, il latino e il greco, di cui divenne appassionato cultore nello studio dei ‘classici’ ed espertissimo conoscitore, quasi a fil di memoria, di tutto, o gran parte, del patrimonio classico e delle humanae litterae. Testimonianza viva di questa formazione di altissimo livello di cultura classica era la sua ricchissima biblioteca, allocata nella sala del suo studio, prospicente su Via Napoli, che, purtroppo, alla sua morte venne smembrata e quasi dispersa per mano di suoi amici sacerdoti e di parenti che, a la men peggio, vi posero mano, stante la disponibilità della sorella accudiente Giovannina, incapace di valutare in quel momento il danno della dispersione di siffatta biblioteca.
A tal riguardo, mio Padre mi riferiva un suo aneddoto di vita: don Ciccino anche da cieco ricordava la collocazione perfetta di tutti i suoi libri nella sua biblioteca: infatti, nel corso delle sue lezioni a volte capitava la necessità di consultare qualche classico greco o latino, allora, dopo aver dato precise indicazioni sulla postazione del volume, incaricava l’allievo di salire la rampa di scala esterna che portava nel palazzo e, quindi, farsi introdurre dalla sorella Giovannina nella sala dello studio, ove era allocata la biblioteca e qui, in un batti baleno, l’allievo, grazie alle meticolose indicazioni del Maestro, individuava e prelevava il volume desiderato. Per altro, ulteriore elemento straordinario legato alla sua cecità, come mi raccontava mio Padre, era rappresentato dal fatto che don Ciccino, pur essendo non vedente, avvertiva subito, per un curioso sesto senso, se un allievo era distratto e non si impegnava a seguire la lezione in corso… in quel caso i richiami erano assai dolorosi per l’allievo malcapitato.
Negli anni degli studi filosofici e teologici in Seminario a Noto, il mio illustre prozio si versò pure nello studio della musica, in particolar della musica sacra per organo, infatti, poi, ad Avola era pure stimato come eccellente maestro d’organo; al riguardo, la gente diceva che don Ciccino faceva letteralmente parlare e quasi danzare gli organi a canne delle Chiese di Avola.
4. Don Ciccino Piccione: ministero di sacerdote e di predicatore in Avola.
Ordinato Sacerdote dal Vescovo Mons. Giovanni Blandini intorno al 1897, ritornò nella sua AVOLA, ove, oltre a intraprendere una febbrile attività di insegnamento privato nella sua Casa di via Napoli ( oggi mia casa paterna al n.63), fu incaricato dal Vescovo di Noto mons. Blandini e poi dal suo successore, mons. Giuseppe Maria Vizzini, di reggere in Avola le Rettorie prima della Chiesa di San Giovanni Battista e poi della Chiesa di Santa Venera, a quell’epoca non erano ancora state erette a parrocchie, infatti ad AVOLA in quegli anni l’unica chiesa parrocchiale istituita era la Chiesa Madre Duomo di San Nicolò. In queste Rettorie la presenza di don Ciccino Piccione fu assai apprezzata dal popolo devoto avolese, specie per la sua Illuminata e dotta predicazione e per le sue magistrali esecuzioni liturgiche per organo.
Vincenzo Piccione
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